Uomini e Montagne. Le creste dei monti di tremezzo



Le creste dei monti di tremezzo

 Domenica 20 Marzo 2005

 Dall'Alpe di Colonno alla Cima di Tremezzo

Per vedere le foto segui i link delle parole evidenziate.

Questo è sicuramente il periodo migliore per salire sulle splendide creste delle prealpi comasche. La temperatura infatti comincia a scaldarsi ai primi soli primaverili ed è un piacere camminare. Tra qualche settimana la quota modesta e l'aria calda che sale dal Lago di Como e dal Ceresio stroncheranno tutti coloro che saliranno ai Monti di Tremezzo.

La partenza del lungo percorso aereo che abbiamo seguito è l'Alpe di Colonno (1322 m). Solitamente chi ha come meta il Crocione o la Cima di Tremezzo preferisce portare l'auto fino a Boffalora (1232 m) ma sulla strada la neve schiacciata si è trasformata in ghiaccio durante la notte. Il primo tratto del sentiero è proprio la striscia di asfalto che va verso al Rifugio Boffalora, raggiunto il quale deviamo subito verso il Monte Lenno del quale si intravede già la bandiera segna vento sull'anticima.

La salita è subito tosta ma i miei compagni di viaggio nonostante lo stop invernale salgono bene e senza soste....se non per un paio di foto ai numerosi crocus che colorano i magri prati esposti a est.

In un attimo siamo in cima al Lenno (1589 m). l'alta pressione vista dal satellite c'è ma al contrario di ieri (giornata eccezionalmente limpida) l'umidità forma una cappa sotto di noi che impedisce di vedere lo spettacolare panorama sul lago.

Ogni metro che facciamo verso l'alto libera l'orizzonte da un piccolo strato di foschia e le vette più alte spuntano una ad una: Monte Rosa, Michabel, Alpubel, Weissmies e Leone ad Ovest; le Grigne a Est. Dalla prima delle tre vette che toccheremo appare chiaro il tragitto che ci aspetta: un lungo saliscendi su creste aperte, si vede già il rifugio Venini e sotto di noi l'Alpe di Lenno (1495 m)che raggiungiamo velocemente scendendo dal crinale che porta ancora i segni di un recente incendio (ricordo che nel 2003 c'erano ancora i faggi a nord).

Subito riprende la salita decisa, per riguadagnare velocemente altri 200m di quota e portarci così in vista della croce sommitale del Monte Calbiga (1698 m)....a dire il vero il "piazzalone-belvedere" sulla vetta e la sua enorme croce in tubi di ferro sono tutt'altro che piacevoli.

Dopo una bella pausa ristoratrice e una lite con una scatola di tonno si riparte per la discesa, verso il rifugio Venini (1576 m) e l'osservatorio che senza il minimo rispetto e con scarsa intelligenza è stato costruito sopra una postazione di obici della Linea Cadorna. Le altre postazioni si conservano ancora discretamente e hanno resistito anche al prelievo di materiale da parte dei pastori. Il vero capolavoro è però l'ultimo tratto della strada militare che ci porta fin sotto la vetta del monte Tremezzo. I terrapieni della mulattiera sono perfetti, così come le postazioni dei cannoni puntate verso la svizzera, perfettamente funzionali e conteporaneamente estetiche.

Un ultimo sforzo per portarci fino alla madonnina che segna la cima del Tremezzo (1700 m): purtroppo si intravede appena Bellagio, la giornata  tutt'altro che limpida ci ha privato della vista sul fondovalle.....ma in compenso il sole ci ha lasciato una bella tintarella. Una foto ricordo con il Grignone sullo sfondo, due taccole che vengono a cercare qualcosa da mettere sotto il becco  e giù in discesa i lungo i quattro chilometri di strada militare che ci riportano all'auto.

 



Copyright Enrico Giammaria 2004 - 2006                   Ultima modifica:12/04/2007 <% = ultima_modifica_pagina() %>

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