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Domenica 06 Marzo 2005
Escursione con le
racchette da neve sulle montagne del Devero

Per vedere le foto segui i link delle
parole evidenziate.
La giornata promette proprio bene. Stamattina la est del
Rosa da casa mia splende al massimo, la perturbazione
che dovrebbe entrare da nord ancora non si vede.
Sia parte allora alla volta delle Lepontine, quelle
piemontesi non lombarde: la destinazione è l'Alpe Devero,
più precisamente la traversata del Monte Sangiatto
dall'Alpe Cologno all'Alpe Devero.
La temperatura è rigida anche oggi, nelle ultime
settimane il freddo non è mai mancato in ogni
escursione; dal primo parcheggio dell'Alpe siamo in
molti a partire, chi verso la Piana chi verso la nostra
stessa meta: ciaspolatori, sci alpinisti e anche qualche
volenteroso che tenta di risalire i sentieri innevati
solo con gli scarponi (andrà avanti poco).
La quota di partenza è di circa 1600 metri e
la neve nonostante le ultime perturbazioni
scarseggia. Riusciamo così a salire fino agli oltre 1800
metri dell'Alpe
Cologno senza indossare le racchette da neve
grazie anche alla crosta da gelo.
Da qui il manto si fa ben più consistente grazie anche
al costante lavoro del vento che si fa sentire anche
sulle nostre facce. Inizia la
salita vera, quella che ci porterà dai 1815
metri dell'Alpe fino agli oltre 2300 della vetta del
Sangiatto.
Superati gli ultimi larici siamo
in vista della meta, sulla cima si vedono già
parecchie persone: sembra che abbiano qualche impaccio a
scendere a giudicare dall'andatura claudicante. In
effetti tutta la
cresta finale, spettacolare, aerea e
panoramica come ogni cresta dovrebbe è praticamente
priva di neve ma ricoperta da un sottile strato di
ghiaccio che rende difficoltosa sia la salita che la
discesa ai molti sci alpinisti costretti ad abbandonare
i loro attrezzi.
Noi decidiamo di tenere le racchette ed affrontare gli
ultimi 100 metri di dislivello sfidando le sferzate
gelide che il vento ci da alla faccia.
La sofferenza viene presto ripagata dalla splendida
visuale che si gode da
quassù: il
Lago d'Agaro, il Corbenas, il Cistella col Diei.
Peccato che le nuvole comincino a valicare le alpi....la
perturbazione infine sta arrivando!
Non ci fermiamo che per qualche foto, poi
subito giù per ultimare la
traversata in direzione della Punta Fizzini che domina
il Lago di Codelago (che da qua non è proprio possibile
scorgere).
Nessuno della moltitudine di persone che hanno salito la
nostra stessa vetta o il vicino
Corbenas ha optato per il nostro
itinerario....meglio per noi peggio per loro.
L'ambiente
è solitario e "morbido", se non fosse per il freddo
pungente inviterebbe a fermarsi ad ammirare per ore i
giochi del vento con la neve...ma gli unici
giochi del vento che ci riesce di sentire sono quelli
sulle nostre facce e quindi giù di corsa, scegliendo
anche qualche
scorciatoia non proprio segnalata.
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