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3-4-5 Giugno 2005
Mini trekking tra nel Parco
Nazionale wilderness per eccellenza

Per vedere le foto segui i link delle
parole
evidenziate.
Eccoci di ritorno dal primo trek della stagione estiva
2005. L'avventura inizia nel primo pomeriggio di
Venerdì, lasciate le auto nella "capitale" del Parco
Nazionale della Val Grande ci incamminiamo verso la Val
Pobbie, una delle numerose valli satelliti di questo
grande parco.
Il sentiero comincia con una ripida discesa che subito
di immerge nell'ambiente tipico della bassa Val Grande:
la forra. Qui la vegetazione lussureggiante,
gli strapiombi, le acque in continuo movimento e
l'estrema solitudine dei sentieri e dei boschi fanno
subito capire perché definiscono questo territorio
"Ultimo Paradiso".
La temperatura è ancora elevata ma quello che più spossa
è l'umidità che la
vegetazione quasi amazzonica trattiene e
libera durante tutto il giorno. Comunque
lentamente maciniamo i mille metri di dislivello che
separano il fondo di questa valle con le aperte radure
del Pian Cavallone, meta finale di questa prima
giornata. Lungo il tragitto attraversiamo
paesi fantasma come
Verola, abitata dai boscaioli fino all'inizio
del secolo scorso: sono ben visibili gli
strumenti di lavoro della comunità che qui
viveva e sfruttava le risorse del luogo (legna, pietra e
acqua) per sopravvivere. La stanchezza si fa sentire
nelle gambe di tutti anche perché la salita non molla un
attimo e la pendenza del sentiero è da
veri masochisti.... il gruppo si sgrana
nell'ultimo tratto ma regge e in serata siamo sui
dolci piani che portano all'ormai sospirato
Rifugio al Pian Cavallone.
Il rifugio gestito dalla Cooperativa Val Grande è
accogliente e dopo una cena ottima, qualche litro
(alla fine hanno perso il conto anche i gestori....) di
rosso e un
mini torneo a carte ci si mette in branda parecchio
allegri...
La notte è scossa da un temporale di quelli che si
scatenano sono qui tra le montagne del Verbano. per un
paio di ore le cime attorno a noi vengono martellate da
gocce enormi ed illuminate a giorno dai lampi. Al
mattino la sveglia è dura.....qualcuno accusa ancora la
camminata del giorno prima (forse anche i quattro litri
di vino e la toma ossolana con bresaola all'una di
notte?) e decide di attendere
rintanato il nostro rientro dalla Zeda.
Il resto del gruppo ingurgitata avidamente la colazione
mi segue in direzione della Marona, prima tappa
della giornata.
Cicogna vista da qua è lontana e appare incassata
nelle gole lussureggianti del fondovalle. Il cielo non
promette niente di buono ma almeno non sembra voglia
piovere. le gambe rispondono bene nonostante la salita
del giorno prima e prendiamo il
sentiero attrezzato che porta alla forcella dove ha
inizio la salita vera. Il cielo nel frattempo si riempie
dell'umidità lasciata dal nubifragio notturno e
l'ascensione in cresta continua in un
ambiente ovattato ed irreale. La vegetazione è
scomparsa per lasciare posto alla roccia e alle poche
piante adattate a questo mondo severo. Alcuni ciuffi si
sassifraga spuntano dalla roccia viva accanto alle
catene del sentiero. A testimonianza della presenza
umana fin dalle epoche più remote incrociamo anche delle
incisioni su alcune rocce il cui autore e
significato rimangono sconosciuti.
I metri i visibilità sono proprio pochi e una volta
superata la
Scala Santa e raggiunta la vetta della Marona decido
di non stremare ulteriormente le nostre gambe: non ne
varrebbe la pena visto che tutto in torno è bianco.
Rimaniamo in vetta giusto il tempo per rifocillarci ben
bene e per fare conoscenza con tre strampalati
escursionisti provenienti dal difficile Sentiero
Bove....la fauna della Val Grande è davvero varia....
Scatto una
foto dei miei compagni di avventura davanti al
bivacco in vetta e cominciamo la discesa.
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