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3 4 5 Giugno 2005
Mini trekking tra nel Parco
Nazionale wilderness per eccellenza

Per vedere le foto segui i link delle
parole
evidenziate.
La discesa è veloce, immersa nelle nubi che solo a
tratti lasciano intravedere lo spettacolare universo
della
Val Grande: creste strapiombi e foreste sono
ovunque, non esiste
soluzione di continuità.
La cosa incredibile è che la vita su queste cime
inospitali e pericolose era a dir poco fervida fino a
meno di cento anni fa. I segni dell'uomo rimangono
ancora anche se sempre più offuscati dal tempo e dalla
natura. Rientriamo al rifugio dove
Ginko cane rifugista (e anche Luca) ci attende alla
porta , qualcuno accusa i primi acciacchi alle gambe ma
nulla che una
birra e una partita a carte non possa far
dimenticare...si riprende per qualche ora la vita da
rifugio, chiacchere, schiamazzi un po' di sano convivio
e il giusto mix di alcool per rompere il ghiaccio. A
dire il vero grazie a Roberto, la sua dissacrante
battuta pronta e alla conoscenza enciclopedica dei
locali più malfamati tra Lombardia e Piemonte ogni
timidezza è stata bruciata subito dopo la costituzione
del gruppo...
La sera scende lentamente e dopo cena a tener banco sono
i colori del tramonto sulle cime nord orientali
della valle e sulle alte Alpi Pennine.
Anche la vista sul
Lago Maggiore con le sue isole illuminate che si
specchiano nell'acqua non sono certo da meno... peccato
per il tempo del mattino: la vista dalla Zeda è una
delle più suggestive di tutto l'arco alpino.
La notte questa volta scorre tranquilla e al mattino
presto con Alessandro si esce presto per fare qualche
foto
"con la luce giusta". L'aria è tersa e la vista
può spaziare fino alla parete est del Rosa; siamo a soli
30 chilometri in linea d'aria da Macugnaga e sembra di
poter toccare
il gigante dall'aspetto hymalayano.
Colazione, saluti a Carmen che ci ha trattato bene
questi tre giorni (grazie per le ottime cene,
soprattutto le torte, e per la pazienza...).
Partire è dura e qualcuno
si prepara a soffrire in discesa come un guerriero
che parte per una battaglia ritardiamo giusto il tempo
per vedere i primi
due concorrenti della maratona della Valle Intrasca
che suscitano ammirazione e qualche "....ma chi glielo
fa fare?..." Si parte per la Soliva, destinazione
Cicogna. Giriamo le spalle al
Pian Cavallone e ci portiamo sul sentiero e come
spesso accade in montagna quando è ora di ripartire il
cielo si apre e fa vedere in una sorta di beffa quello
che
avremmo dovuto vedere il giorno prima.
Come in una perfetta sfilata davanti a noi si stagliano
la Marona e la Zeda che invitano più che mai a tornare
su queste creste assolate. Ma il tempo è scaduto e ci
attende una lunga discesa fino alle auto. per fortuna il
clima è buono e ventilato. Il
sentiero è tecnico ma ormai sono tutti più che
rodati e si godono la discesa verso la giungla del
fondovalle.
Una catena dopo l'altra si scende fino a trovare la
vegetazione tipica della Val Grande e per fortuna
anche un po' di ombra perché il sole sembra dia alla
testa a qualcuno: incrociamo il primo rio e
Alberto ne approfitta per refrigerare le idee. Il
sentiero scende all'interno di gole strettissime che
nascondono sul loro fondo
pozze dall'acqua smeraldo: un invito continuo a
fermarsi e fare un bagno gelido. La discesa in alcuni
punti è a goccia d'acqua, si segue il
corso dei torrenti per perdere quota e dirigerci
verso
Teggia, nucleo abbandonato ma ancora ben conservato
immerso nel verde. Gli
ultimi sforzi ci fanno guadagnare Cicogna e
soprattutto il bar per una
rigenerante bevuta.
Siamo tutti qui a scherzare adesso, anche chi
sull'ultima rampa credeva di non farcela. Spero che il
trek non lasci solo fatica e acido lattico nelle gambe
di chi ha partecipato ma anche un po' di consapevolezza
in più delle proprie forze e la capacità di utilizzare
tutte le proprie energie....mentali e fisiche.
Enrico
Complimenti a tutti: Alberto, Paolo, Luca, Maura,
Alessandro, Silvia, Roberto e Milena.
Vuoi
partecipare anche tu al prossimo trekking?
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